
Simone Barlaam: L’Atleta d'oro colato!
Passione, creatività e sorrisi dai mille record
Un ragazzo semplice, dal sorriso contagioso, in acqua inarrestabile. Tra i grandi successi ed onorificenze, conta 4 medaglie d'oro olimpiche, 3 medaglie d'argento ed una medaglia di bronzo, pluricampione del mondo, senza considerare i tanti record che ha inciso nel tempo. Considerato tra gli atleti di punta del movimento parolimpico italiano, Simone resta sui suoi passi di sempre, sogna e sorride liberamente, contagiando con la sua felicità il prossimo, facendo impazzire gli stadi quando è in vasca.
Chiudere gli occhi per ascoltarlo parlare, è come sedersi in cima ad un monte all’alba, ed assaporare i raggi del nuovo sole che ti inebriano la vita.
1) Ciao Simone, hai iniziato con il Triathlon prima di scegliere definitivamente il nuoto come tuo sport ufficiale. L’acqua come elemento unico nel suo genere, che ti fa sentire libero e leggero per volare oltre i limiti. Delle volte il destino segna le nostre strade, o forse ci apre dei nuovi mondi. Oggi come ti vedi se ti guardi indietro?
Oggi vedo un uomo, un ragazzo che ha avuto la possibilità e la fortuna di crescere, anche come atleta nella sua vita. Sicuramente ho dovuto faticare molto ed anche soffrire, ma ho avuto il piacere di fare tantissimo, superare tante sfide e saper andare oltre. Attraverso il mio mondo, quello del nuoto, cerco di trasmettere valori positivi come il bene, l'amore, il sognare, alla società di oggi che penso abbia bisogno di persone porta valori in modo concreto, semplice e trasparente, proprio come è l’acqua, che è il mio elemento.
2)Tante sicuramente le difficoltà da superare, ma infiniti i successi raggiunti. Cosa hai lasciato nella tua vita passata e cose ti sei ripreso oggi nel Simone anche Atleta. Da dove arriva tutta questa energia diffusa dal tuo sorriso che avvolge tutti noi ogni volta che ti vediamo?
Sicuramente questa energia del sorriso penso arrivi da tante mancanze di quando ero piccolino. Ero insicuro, molto introverso, avevo paura e spesso mi capitava di vedere fuori dalla mia finestra, i bambini che giocavano sotto, ed io avrei voluto giocare con loro, ma ero troppo chiuso in me stesso e non riuscivo ad uscire. Grazie allo sport, son diventato più sicuro, più aperto al prossimo, e sono nati tanti amici che prima non riuscivo ad avere.
Lo sport mi ha fatto creare quei rapporti che sognavo tanto da piccino, ma non ne avevo la forza… Quindi questo sorriso, oggi, è un segno per me di grande gratitudine verso il mondo, verso la vita e le persone, che mi hanno permesso di arrivare dove sono oggi, dentro e fuori dall’acqua.
3) Passione, determinazione e tanta creatività. Una carica esplosiva di energia e vita, che a contatto con l’acqua si detona dando origine a grandi soddisfazioni. Ma la tua essenza, ho letto, non è solo fatta di Sport, ma è fatta anche di curiosità ed un grande percorso di studio in Italia ed all’estero, e che tra le tue passioni sboccia il fumetto, usato anche per Milano Cortina 2026. Hai gia a mente come disegnerai questa strisce animate per raccontare questa avventura olimpica? Quando disegni cosa sente Simone, dove viaggia per trovare l’ispirazione? Disegni mai quando sei in viaggio per competizioni sportive?
Non mi fermo all’acqua e mi piace che lo sport non monopolizzi la mia vita, abbiamo tanto da fare a parte lo sport. Essere troppo concentrati su un solo obiettivo, rischia di essere controproducente alla crescita personale. Penso che la vita sia un dono fatto di passioni da scoprire di giorno in giorno. Studiare all’estero sicuramente mi ha aperto la mente, mi ha fatto crescere tanto come atleta, è stato un confronto umano verso nuove culture, uno stimolo immenso. Oltre il nuoto ho sempre amato il disegno, che per me è quasi un Nirvana. Mettere tutto quello che ho in testa in bianco e nero su carta. L'avventura di Milano Cortina 2026 è nata da loro direttamente, in modo spontaneo, quando è venuto fuori questa mia passione creativa, mi è stato richiesto di disegnare questo nuovo progetto. Quindi fare dei fumetti per raccontare dei processi un poco complicati, come il ticketing, diventare un volontario e molto altro. Mi è stato chiesto di pensare con la mia mente creativa, come poter comunicare in modo semplice questi aspetti. Amo disegnare in treno, in viaggio, durante le competizioni oppure la sera tardi tardi, a casa sino alle tre di mattina, mentre fuori tutto tace e tra i silenzi creo i miei racconti.
4) Un palmares unico, infinito, che ti porta ad essere l’Atleta simbolo del movimento parolimpico oggi senza nulla togliere logicamente a tutti gli altri atleti. Un mondo pazzesco, carico di storie di vite e di rinascite. Personalmente ho attraversato per la prima volta questo “tsunami emotivo" durante le Parolimpiadi di Pechino 2008, grazie ad un esperienza condivisa con il Comitato Parolimpico ed il Presidente Pancalli. Da quel giorno, anche la mia vita posso dire che è cambiata. Simone, da quando sei entrato in Nazionale sino ad oggi come è cambiata la visione del movimento Parolimpico e la sensibilizzazione sul tema dell’inclusione?
Il movimento è cresciuto tanto come numeri ed attenzione mediatica, ed è un bene. Tanti gli atleti parolimpici che vengono riconosciuti anche più di molti colleghi olimpici. E’ un movimento sempre più competitivo, dove le performance migliorano e diventano di alto livello e quindi anche l’interesse del pubblico aumenta. Dobbiamo crescere e cercare di entrare sempre di più nelle case degli italiani, sopratutto di quelli che non hanno a che fare con il mondo della disabilità.
5) Secondo te si potrà mai arrivare a parlare semplicemente di Olimpiadi, abolendo del tutto la differenziazione delle competizioni sportive? Quale è la tua visione e cosa ti piacerebbe cambiare o migliorare oggi?
Parlare solo di Olimpiadi secondo me no, non potrà accadere. Le Olimpiadi e le Parolimpiadi è giusto che siano due eventi diversi, hanno di fatto due finalità diverse. Unirli è un rischio, come accaduto nei giochi del Commonwealth che hanno impattato negativamente e reciprocamente. Sarebbe importante più che altro, avere i stessi numeri, lo stesso pubblico, le stesse telecamere e ricaduta mediatica, ad esempio.
6) Quale è il tuo rimorso più grande? se mai ne avessi uno. Ed il tuo sogno da realizzare che ti porti dentro, che stai disegnando di giorno in giorno come i tuoi fumetti?
Fortunatamente non ho rimorsi, sono fortunatissimo ad aver fatto tutto quello che ho costruito sino ad oggi. Il sogno di realizzare è tutto un divenire. Dieci anni fa non avrei mai immaginato, pensato di ritrovarmi dove sono oggi.
Sicuramente mi fa piacere portare un messaggio positivo in questo mondo che ci circonda, e realizzare comunque qualche sogno privato che ancora è custodito nel mio cassetto dentro di me.
7) Sei un ragazzo che ha saputo sempre tirare fuori il massimo, tra studio e sport, mettendo in evidenza che la determinazione fusa con la passione sono pilastri fondamentali. Se dovessi essere davanti ad una scuola intera, e dovessi raccontare l’emozioni della tua prima ed ultima Olimpiade da dove inizieresti? Cosa racconteresti ai ragazzi?
Mah, sicuramente partirei dal fatto che ad oggi ho partecipato a due Parolimiadi, con due anime completamente diverse tra loro. A Tokyo avevo tanti problemi con la mia sfera personale, ero molto ipocondriaco, avevo problemi nel mangiare e non avevo più l’amore per lo Sport. Da quella esperienza, ho vissuto sulla mia pelle, di quanto sia importante farsi aiutare quando si è persi. Trovare un supporto psicologico che possa offrirti un nuovo punto di vista, come ho fatto con Michela Fantorini la mia psicologa dello Sport, che mi ha ridato un ordine nel caos. Parigi invece è stato l’opposto, ero libero dentro, è stato pazzesco, gli amici, la famiglia, 17mila persone attorno a te, questa marea che ti avvolge con il suo tifo ed a volte ti contrasta, ma questo è lo Sport, e noi siamo li per quello!